Sant'Antonio Abate

17.01.2026

Il 17 gennaio, nella ricorrenza della festa di Sant'Antonio Abate, l'egiziano, vogliamo presentare ai nostri lettori un brano della «Vita di sant'Antonio», scritta da sant'Atanasio Vescovo, e alcuni dei suoi più importanti detti, apoftegmi, pieni di sapienza e utili per una salutare riflessione.


S. Antonio Abate il grande



Dalla «Vita di sant'Antonio» scritta da sant'Atanasio Vescovo
(Capp. 2-4; PG 26, 842-846)


La vocazione di sant'Antonio 


 Dopo la morte dei genitori, lasciato solo con la sorella ancor molto piccola, Antonio, all'età di diciotto o vent'anni, si prese cura della casa e della sorella. Non erano ancora trascorsi sei mesi dalla morte dei genitori, quando un giorno, mentre si recava, com'era sua abitudine, alla celebrazione eucaristica, andava riflettendo sulla ragione che aveva indotto gli apostoli a seguire il Salvatore, dopo aver abbandonato ogni cosa. Richiamava alla mente quegli uomini, di cui si parla negli Atti degli Apostoli, che, venduti i loro beni, ne portarono il ricavato ai piedi degli apostoli, perché venissero distribuiti ai poveri. Pensava inoltre quali e quanti erano i beni che essi speravano di conseguire in cielo.
Meditando su queste cose entrò in chiesa, proprio mentre si leggeva il vangelo e sentì che il Signore aveva detto a quel ricco: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi e avrai un tesoro nei cieli» (Mt 19, 21).
Allora Antonio, come se il racconto della vita dei santi gli fosse stato presentato dalla Provvidenza e quelle parole fossero state lette proprio per lui, uscì subito dalla chiesa, diede in dono agli abitanti del paese le proprietà che aveva ereditato dalla sua famiglia – possedeva infatti trecento campi molto fertili e ameni – perché non fossero motivo di affanno per sé e per la sorella. Vendette anche tutti i beni mobili e distribuì ai poveri la forte somma di denaro ricavata, riservandone solo una piccola parte per la sorella.
Partecipando un'altra volta all'assemblea liturgica, sentì le parole che il Signore dice nel vangelo: «Non vi angustiate per il domani» (Mt 6, 34). Non potendo resistere più a lungo, uscì di nuovo e donò anche ciò che gli era ancora rimasto. Affidò la sorella alle vergini consacrate a Dio e poi egli stesso si dedicò nei pressi della sua casa alla vita ascetica, e cominciò a condurre con fortezza una vita aspra, senza nulla concedere a se stesso.
Egli lavorava con le proprie mani: infatti aveva sentito proclamare: «Chi non vuol lavorare, neppure mangi» (2 Ts 3, 10). Con una parte del denaro guadagnato comperava il pane per sé, mentre il resto lo donava ai poveri.
Trascorreva molto tempo in preghiera, poiché aveva imparato che bisognava ritirarsi e pregare continuamente (cfr. 1 Ts 5, 17). Era così attento alla lettura, che non gli sfuggiva nulla di quanto era scritto, ma conservava nell'animo ogni cosa al punto che la memoria finì per sostituire i libri. Tutti gli abitanti del paese e gli uomini giusti, della cui bontà si valeva, scorgendo un tale uomo lo chiamavano amico di Dio e alcuni lo amavano come un figlio, altri come un fratello.


I detti di S. Antonio Abate


"Scritta nel IV secolo (d.C.) da Atanasio, la Vita di Antonio è un best seller della letteratura Cristiana, presente in centinaia di codici nelle biblioteche di tutto il mondo. Di Antonio, "il padre dei monaci", conosciamo l'infanzia e la giovinezza, le notti trascorse vegliando e pregando, la predicazione, la fuga verso il deserto, i miracoli compiuti in nome di Dio, le battaglie contro i filosofi e gli eretici; conosciamo infine, la dolcissima morte nel cuore del deserto, da dove i suoi occhi contemplano per l'ultima volta il Sinai.

In pochi racconti della letteratura universale troviamo tanta semplicità, tanta tensione drammatica, tanta ingenuità, unite a una sottile sapienza intellettuale, che continuano ad affascinare, oggi come sedici secoli fa, un grandissimo pubblico. Completano la nostra conoscenza di questo padre del deserto i trentotto detti e le sette lettere sicuramente autentiche". (Atanasio di Alessandria, Vita di Antonio - Antonio abate, Detti - Lettere, ed. Paoline)


1. Un giorno il santo abba Antonio, mentre dimorava nel deserto, fu preso da scoraggiamento e da grande tenebra nei pensieri. E diceva a Dio: «Signore, voglio essere salvato, ma i pensieri me lo impediscono. Che potrò fare nella mia afflizione? Come posso essere salvato?». Sporgendosi un poco, Antonio vede un altro come lui, che sta seduto e lavora, poi si alza dal lavoro e prega, poi, di nuovo si siede e intreccia la corda, poi, di nuovo, si alza per pregare. Era un angelo del Signore inviato a correggere Antonio e a rassicurarlo. E udì l'angelo che diceva: «Fa' così e sarai salvo». Come udì queste parole, fu preso da grande gioia e coraggio, così fece e si salvò.

2. Abba Antonio, scrutando l'abisso dei giudizi di Dio, chiese: «Signore, come mai alcuni muoiono in giovane età, altri vecchissimi? E perché alcuni sono poveri e altri sono ricchi? E come mai degli ingiusti sono ricchi e dei giusti sono in miseria?». E giunse a lui una voce che disse: «Antonio, bada a te stesso. Questi giudizi spettano a Dio e non guadagni nulla a saperli».3. Un tale interrogò abba Antonio. Gli disse: «Che cosa devo fare per piacere a Dio?». L'Anziano gli rispose: «Fa' quello che io ti ordino: dovunque tu vada, tieni sempre Dio davanti ai tuoi occhi e qualunque cosa tu faccia, appoggiati sempre sulla testimonianza delle sante Scritture; in qualsiasi posto abiti, non andartene presto. Osserva questi tre precetti e sarai salvo».

4. Disse abba Antonio ad abba Poemen: «Questa è la grande fatica dell'uomo: gettare su di sé il proprio peccato davanti a Dio e aspettarsi la tentazione fino all'ultimo respiro». 

5. Disse ancora: «Nessuno, se non avrà provato la tentazione, potrà entrare nel Regno dei cieli, poiché, disse, togli le tentazioni e nessuno si salverà».

6. Abba Pambo chiese ad abba Antonio: «Che debbo fare?». Gli disse l'Anziano: «Non confidare nella tua giustizia, non preoccuparti delle cose che passano, domina la lingua e il ventre». 

7. Disse abba Antonio: «Vidi tutte le reti del Nemico stese sulla terra e gemendo dissi: «Chi potrà sfuggire?». E udii una voce che mi disse: «L'umiltà».

8. Disse ancora: «Alcuni rovinano il loro corpo con l'ascesi, ma poiché mancano di discernimento si allontanano da Dio».

9. Disse ancora: «Dal prossimo ci vengono la vita e la morte. Perché se guadagniamo il fratello, guadagniamo Dio, ma se scandalizziamo il fratello, pecchiamo contro Cristo».

11. Disse ancora: "Chi dimora nel deserto e cerca la pace è liberato da tre guerre: quella dell'udito, della lingua e degli occhi. Gliene resta una sola: quella del cuore.

13. Nel deserto vi era un tale che cacciava belve feroci e vide abba Antonio che scherzava con i fratelli. L'Anziano voleva fargli capire che bisogna, a volte, accondiscendere ai fratelli e gli disse: «Metti una freccia nel tuo arco e tendilo». Quello così fece. Gli disse: «Tendilo ancora» e quello lo tese. Gli disse di nuovo: «Tendilo». Gli disse il cacciatore: «Se lo tendo troppo, l'arco si spezza». Gli disse l'Anziano: «Così avviene anche nell'opera di Dio. Se con i fratelli tendiamo l'arco oltre misura, si spezzano presto. Occorre, dunque, di tanto in tanto, accondiscendere ai fratelli». A queste parole il cacciatore fu preso da compunzione e se ne andò molto edificato dall'Anziano. E anche i fratelli ritornarono nelle loro dimore fortificati. 

27. Tre padri avevano l'abitudine di recarsi ogni anno dal beato Antonio. Due di loro lo interrogavano sui pensieri e sulla salvezza dell'anima; uno, invece, taceva sempre e non chiedeva nulla. Dopo molto tempo abba Antonio gli disse: Da tanto tempo vieni qui e non mi chiedi niente! E quello gli rispose: Mi basta vederti, padre!".

32. Disse abba Antonio: "Io ormai non temo più Dio, ma lo amo perché l'amore scaccia il timore"

35. Disse abba Antonio: "Chi batte un pezzo di ferro, prima pensa a quello che ne vuol fare: se una falce, una spada o una scure. Così anche noi dobbiamo pensare a quale virtù vogliamo acquistare per non faticare inutilmente".


Jusepe de Ribera, Sant'Antonio abate, , Palazzo Pretorio, Piazza del Comune, Prato




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