San Valentino e gli innamorati

14.02.2021
San Valentino, vetrata della Basilica di San Valentino, Terni
San Valentino, vetrata della Basilica di San Valentino, Terni
San Valentino, patrono degli innamorati, ci insegna il vero e grande valore dell'amore. Il santo Vescovo amava regalare ai giovani fidanzati dei fiori colorati e profumati, quasi un segno di benedizione per il loro futuro amore.



di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore

Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia...

Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)



Chi non si è innamorato almeno una volta nella vita?

La figura di San Valentino è strettamente legata al giorno in cui si ricorda la festa degli innamorati

Perché questo santo viene invocato come patrono degli innamorati? 

San Valentino è stato Vescovo di Terni in un tempo in cui ancora il cristianesimo non aveva raggiunto la libertà di essere professato apertamente e liberamente: vi erano infatti le persecuzioni. La figura del nostro santo non è esattamente rintracciabile a livello storico. Le notizie che ci sono pervenute su di lui ci raccontano che sotto l'Imperatore Aureliano egli fu martirizzato, a motivo della sua fede, attraverso la decollazione, a Roma il 14 febbraio del 273 d.C.

La carità, la sensibilità  di San Valentino verso l'amore dei fidanzati veniva espressa, manifestata dal santo attraverso il dono di fiori colorati e profumati, che egli amava particolarmente: il colore e il profumo dei fiori esprimevano simbolicamente il profumo e il colore che Dio voleva donare ai giovani amanti e suggellava sotto forma di benedizione l'unione coniugale che dovevano realizzare in un prossimo futuro.

Come nasce il patrocinio di San Valentino verso gli innamorati?

Sembra che tutto sia nato in seguito al desiderio della Chiesa di voler cristianizzare la  festa che  il 15 febbraio gli antichi Greci, Italici e Romani festeggiavano in onore del dio Pane, Fauno e Luperco. Questi erano dei riti pagani di purificazione dei campi ed erano anche legati alla fecondità. 

     Già con l'imperatore Augusto (63 a.C - 14 d.C.), a causa della loro immoralità e oscenità, questi riti erano stati aboliti e nel 494 papa Gelasio I li aveva soppressi definitivamente. Questo rito pagano, legato alla fecondità, fu sostituito dal culto verso il santo Vescovo e martire Valentino, che divenne il protettore dei fidanzati e degli innamorati che si preparavano al matrimonio. La festa fu anticipata al giorno del suo martirio, il 14 di febbraio.  

   San Valentino era ormai stato proclamato dalla Chiesa come il santo protettore dei fidanzati che impetravano un'unione felice arricchita e allietata dai figli.  Il nostro santo, oggi, è celebrato in tutto il mondo come il santo dell'amore e svariate sono le iniziative per ricordarne la memoria. Una tra le più suggestive è quella delle "Lettere d'amore" che si distribuiscono a Vienna da parte di volontari. All'interno di queste lettere si trovano delle frasi tratte dalla Sacra Scrittura che richiamano il valore coniugale: esse sono ricevute come lettere scritte da Dio stesso.

Un'altra iniziativa degna di nota è la costituzione, a Terni, della "Fondazione San Valentino", che si occupa della cura del culto del Santo e promuove iniziative di carattere religioso e culturale, tra fede, cultura, arte, scienza, spettacolo e intrattenimento.

Che cos'è, però, l'amore?
La parola amore, oggi,  è quella più usata e anche forse la più banalizzata.
L'amore non è possesso, ma libertà. 

Erich Fromm scriveva: 

"Io non ti amo perché ho bisogno di te, ma perché ti amo ho bisogno di te".

L'amore non è a tempo determinato, ma è per l'eternità, ha il sapore dell'eternità.
L'Amore è Dio, perché Dio è Amore.
L'amore abbraccia tutto il mondo e fa muovere l'universo.
L'amore è anche sofferenza perché si patisce anche per l'amato.

"Nulla è più esigente dell'amore". 

(Giuseppe Alcamo)

L'amore è affetto.
L'amore è amicizia tra gli innamorati.
L'amore è tenerezza.
L'amore è attrazione, eros.
L'amore è carità, agape.


Riferendomi a quest'ultima parola voglio prendere in prestito il canto, l'inno di Paolo perché:


"Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.

E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.

E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.

La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.

Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!". (1 Cor 13, 1-13)



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