en-Oltre il deserto, Gesuralemme 

31/03/2021

Sonia Furfaro ci racconta il suo pellegrinaggio in Terra Santa 

©lettoriescrittori.it ©soniafurfaro
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Betfage


di Francesco Domina e Anna C.©

proprietà letteraria riservata: 

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Il pellegrinaggio

    Nelle varie tradizioni religiose presenti nel mondo l'usanza del pellegrinaggio riveste un ruolo del tutto singolare.

Per gli indiani uno dei luoghi di culto e di purificazione più importanti è Benares, per gli ebrei il luogo del pellegrinaggio per eccellenza è Gerusalemme, dove un tempo sorgeva il grande Tempio di Salomone, per i musulmani invece il luogo più importante è La Mecca...

Il viaggio che ha una meta per scopi spirituali si può rintracciare già nella preistoria.

Anche nell'antica Grecia erano molti i luoghi sacri dove i fedeli si recavano in pellegrinaggio per ricevere delle risposte (oracoli) a domande, poste direttamente alle divinità, sul proprio futuro o per ottenere delle guarigioni del corpo o dell'anima.

Per i cristiani, dunque, che cos'è il pellegrinaggio?

Il termine pellegrino, che letteralmente significa "straniero", sta ad indicare colui che lascia la sua quotidianità e si mette in cammino per intraprendere un viaggio, su un percorso stabilito, per un motivo religioso.

Oggi chi è il pellegrino? E che cosa cerca?

Il pellegrino è colui che si mette in cammino perché vuole ritrovare se stesso e il senso delle cose; è colui che ricerca qualcosa di più profondo. Ecco perché il termine pellegrinaggio viene spesso utilizzato come metafora della vita.

Abbiamo chiesto a Sonia Furfaro, medico in un ospedale di Roma, di raccontarci la sua esperienza, il suo pellegrinaggio in Terra Santa, avvenuto nel settembre 2019.

La ringraziamo di cuore per il suo contributo e per le foto che gentilmente ci ha permesso di inserire nell'articolo.



di Sonia Furfaro©


     A volte, le parole non riescono a descrivere appieno le esperienze e i momenti della nostra vita. È il caso dei versi che seguono in cui ho trovato difficoltà nel disegnare le innumerevoli sfaccettature emozionali di un viaggio che custodisco ormai come gemma preziosa incastonata nell'arco della mia vita. Tale considero infatti un pellegrinaggio, per me l'unico, compiuto in Terra Santa nel settembre 2019. Più eloquenti, invece, appaiono le lunghe sequenze d'immagini che come scampoli visivi ne rivestono il ricordo, lo colorano con le sfumature di quelle sensazioni che già catturate un tempo dagli scatti fugaci, ora "storano" immobili nella memoria di una galleria fotografica. Foto come parole visive che non solo raccontano di realtà storico geografiche concrete, toccate e attraversate, ma svelano e portano in superficie anche i contenuti profondi dei segni della Parola di Dio presenti nella storia personale. Ogni fotografia, quasi come fosse un codice Q.R, offre la possibilità di una connessione con l'irraggiungibile ed il trascendente, divenendo perciò essa stessa icona sacra e preghiera.

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Mare di Galilea
 
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Monte Tabor

    Nelle poche righe che seguono, accenni di una scarna cronaca descrittiva, vive il desiderio di lasciare un segno di gratitudine e di benedizione per quanto considero tuttora non un semplice viaggio, ma un vero e proprio giubileo biografico e spirituale.

Ricordo in cima ai monti Carmelo e Tabor la vastità di nuovi orizzonti che parlano di luce e salvezza; la quiete delle acque del mare di Galilea mi ricorda la fede che fa prendere il largo e lascia a riva ogni dubbio e incertezza; seduta al pozzo di Giacobbe sento ancora il tintinnio dei mestoli di chi cerca l'acqua viva che disseta; nell'arsura silenziosa del deserto di Giuda scendo ancora verso Gerico in compagnia di una voce che grida e chiede di cercarLo nella verità; galleggiando sulle acque salate del mar Morto mi ricordo di quel Battesimo, che appena rinnovato nel Giordano diventa il mio unico salvagente; quelle pietre levigate del muro Occidentale di Gerusalemme piangono ancora l'umana supplica millenaria; le sante grotte di Nazareth e di Betlemme mi annunciano la gioia della sacra vita che germoglia e che adagiata nel Santo Sepolcro non rimane spenta nel buio della morte ma si illumina di eternità.     

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Deserto di Giuda
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Tabga
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Sicar

     Rimane nel cuore l'euforia palpitante dei passi nei vicoli del mercato ebraico che poi si prolungano nel suk arabo, tra una folla policroma di persone provenienti da ogni parte del mondo arricchita dalle risa di bambini liberi, felici e intraprendenti che si intrufolano tra le gambe rallentate degli adulti; a questi si aggiungono gli odori misti delle spezie evaporati al vento caldo ed assolato. È proprio lì, che confusa tra la gente, mi sembra di percepire quell'odore sacro della Terra Santa, l'essenza della Terra Promessa, il profumo della Pace.

In questi giorni quaresimali poi, tutto sembra ripercorrere quella Via Dolorosa della passione di Gesù, in cui l'umanità ferita si fa carne "flagellata e martoriata" per la "grande tribolazione" dell'attuale pandemia che sta ancora perdurando.

È bello in fondo considerarsi pellegrini sempre in cammino verso una Terra Promessa resa fertile dai fiumi della pace e dell'amore fraterno che irrigando le aridità dell'indifferenza, della diffidenza e dell'esclusione, ci consentono di attraversarla fino a vedere oltre il deserto, "Gerusalemme".

Per questo motivo mentre riguardo quelle foto avverto ancora la smania di condividerle per poter continuare quel viaggio in cerca forse di consolazione e redenzione e non solo per me ma anche per chiunque altro lo vorrà. Oggi sta avvenendo insieme a voi!

Buona Settimana Santa.

Sonia Furfaro


Il Santo Sepolcro


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